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martedì 13 giugno 2006,11:59 AM
I giochi di Ruolo Fanno male









Giochi di ruolo, la clinica per disintossicarsi

I malati: giovani, ma anche 40enni in crisi. La cura: dal ballo ai lanci con il paracadute








ROMA - Capita che non trovino più il tempo di vivere fuori dallo schermo. Impegnati come sono a battagliare tra elfi, druidi, maghi e mostri cornuti e fiammeggianti, generati dal computer e che in gergo si chiamano mob.

Loro invece sono i guerrieri virtuali dei giochi di ruolo per pc ovvero gli MMORPG (massively multiplayer online role- playing games) dove ciascun partecipante si crea un personaggio di cui assume l’identità ( a v a t a r ) . Una comunità virtuale alternativa e senza confini geografici, suddivisa in gruppi e gilde, che nel mondo conta circa 13 milioni di appartenenti. In Italia i virtual warriors sono intorno ai 50.000. I giochi di ruolo più popolati sono Star Wars Galaxies, Dark Age of Camelot e World of Warcraft (WoW), da solo un mondo a parte da 6 milioni di appassionati. La maggior parte di loro si divertono e basta.

Ma per molti l’universo fantasy parallelo diventa più vero di quello vero. Più esaltante. Così, informa un’inchiesta dell’Herald Tribune, sempre più spesso psicologi e psichiatri sono chiamati a curare giocatori «drogati» che passano le loro giornate inseguendo orchi verdi e manigoldi armati di pugnale. Si calcola che la sindrome da MMORPG colpisca dal 2 al 4% dei partecipanti.

Perciò dal mese prossimo in Olanda la clinica Smith & Jones aprirà una sezione speciale riservata alla disintossicazione dai giochi virtuali che fornirà assistenza 24 ore su 24. Strutture simili stanno nascendo anche in Francia, Usa, Cina e Corea del Sud. Il palazzetto d’epoca nel centro di Amsterdam ha spazio per 16 pazienti. Una stanza costa tra i 350 e i 442 euro. Il trattamento standard dura dalle 4 alle 8 settimane. I pazienti vengono avviati ad attività ricreative alternative: ballo, go kart, lanci dal paracadute.

I sintomi di assuefazione da gioco di ruolo virtuale sono evidenti: il giocatore trascura ogni altra attività, non studia, non lavora, si dimentica di mangiare e dormire, completamente assorbito dalla sua identità parallela. Il «drogato» tipo è un ragazzo tra i 14 e i 26 anni. Oppure un adulto che magari cerca conforto altrove perché non sa affrontare un divorzio o un licenziamento. Quasi sempre uomini: le patite di MMORPG sono un 10, massimo 20%. «Entri in un mondo da cui poi è difficile uscire», ha raccontato lo scrittore Niccolò Ammaniti, «schiavo» di World of Warcraft. «Ero diventato davvero dipendente, mi svegliavo la mattina e pensavo a tornare prima possibile dentro al videogioco ».

«L’identità virtuale libera dalle cooordinate spazio-temporali consuete è quindi più malleabile e seduttiva della vita vera», spiega il professor Gerardo Favaretto, primario di Psichiatria dell’ospedale di Treviso, che ha analizzato le dipendenze da Internet campionando circa 1200 ragazzi. «I veri problemi si presentano quando il ragazzo trascorre più di 25 ore settimanali davanti al pc. Si tratta di soggetti con problemi relazionali, che soffrono di ansia o depressione. Per i quali la dimensione eroica e passionale del gioco diventa una via di fuga dall’anonimato quotidiano». L’Herald Tribune riporta le vicende di un ventottenne di ricca famiglia che per fuggire dalle avventure virtuali di Camelot è partito per un viaggio in Sudafrica. Arrivato in aeroporto però è stato ripreso dal raptus, si è procurato una postazione Internet ed ha ripreso a giocare, senza più alzarsi, fino alla fine della vacanza.


posted by Alessandro Cappelletti - AlexKey.Net
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